sabato 11 febbraio 2012

Stùn'

...anni fa scrissi queste rime, dettate dalla lontananza e dalla nostalgia di Ceglie, oggi le ripropongo per chi non ha avuto la (s)fortuna di leggerle su splinder, come vedete ho pensato ironicamente ai nostri dirimpettai ma solo in senso bonario... sperando che non se ne abbiano a male.... e ogni anno quando si avvicina il periodo delle ferie penso alla felicità che provo nel veder spuntar in lontananza le case bianche di Ostuni... auguro buone feste per un Felice Anno Nuovo a tutti gli amici vicini e lontani...


domenica, 28 maggio 2006 (aggiornato il 31 luglio 2013)

Stùn…
Pì nuij cà vinìm da luntan tu sind com a lù far in luntananz pì lì marinar’,
ci stam sob’ ù tren sapim’ cà dopp Fash’an e Cistirnìn stè tù… Stùn…,
quann da luntan ti vidim spuntà u cor n’ ìncumenz’ a batt di chiù,
quann ti vidim sapim già cà stam pì arriv’à a cas nost,
n’immaginam’ già l’amish cà ku la facc stran nì veden arriv’à…
a facc stran dì cì ancor nang’ì capish picc’è stam tant’a luntan…
a sintim’ lo stess a dumann, pur cà nang’j nà fasc’jn’
a sentim’ lo stess… semb chiù fort man amman ca n’avvicinam….
lor u sapìn picc’è nà si non’ mà sciut, lor u sapìn’ cà mà passat prim’ da tè,
ma nishiun sap quant… quant nì piash’n lì cas bianc cà tù tien semp a vist’…
…semp a vist’ com lì dient dì lì piccin cà rid’n’ pa cuntantez di viderc’
s’immagin già a cì sap quant e c’è riàl’ cà lì mà purtat da tant luntan
ston’a curriosà cu li uecch’ j la fantasija jnd la valisc’ cà purtam…
…com’ a nnuj stàm a curriosà cu lì uecch’ j la fantasija, dì ved gret a tè Cegghj’
finalment…!! cù la speranz cà nient’ìè cambiat,
finalment…!!! cù la speranz dì ved tutt lì cos o post lor’
n’ immaginam già a chies’amadr cù lu campanìl e lù castiedd
lì strad stritt dì Cegghj vecch addò nà vot fushèmm com pacc’
pacc’ dà cuntantez a jess piccin senz’ assapì c’è cos’er a luntananz….
quidd chilometr cà mancan pì rrivà sembr’n lì chiù long…, però…
…a fatij ì la stanchezz tott’nà vot sì non’ sciut’ com’ lu pis’ da luntananz
C’i arrampicam pì lì strad c’arriv’n a tè com piccin vers a mamm
nà vidim’ lor di lassart a lì spadd, pì fush’ ammbrazz a la mamm nost…
Stùn fann nù piacer…!! allievit’ da nanz….!!!!

venerdì 20 gennaio 2012

com'era bella...

...com'era bella....

è tutta colpa del punteruolo rosso se non possiamo più vedere Piazza Plebiscito con le palme che adornavano la torre dell'orologio, non c'è stato modo di salvare le due piante che sicuramente avevano gli anni della torre stessa, questa immagine me la porto nel cuore fin da quando ho memoria, da quando ero bambino che giocando "a scunnnafacc' " ci si nascondava dietro i tronchi per non farci vedere...
Oggi tornando al paese dopo tanto tempo chi viene da lontano come mè stenta a riconoscerla la nostra bella piazza....

...mi domando, scusandomi dell'ignoranza, se è possibile piantare delle palme grandi al posto di quelle distrutto dal punteruolo rosso...!!??  credo che se fosse possibile i Cegliesi tutti aderirebbero ad una raccolta fondi per ripristinare il vecchio e caro aspetto della piazza...

martedì 24 febbraio 2009

a catèn.... (la catena...)

LA CATENA.....
A catèn’…
nott’ ì giurn’
vièrn’ ì stàt’
chiòv’ o nang’ chiòv’
stòc’ a qu’à …
attaccat’ a stà catèn’
semp’ chiù pisant’
semp’ chiù cort’
mì dumann’ cè agghj’ fatt’ di mal’…?!!
Pì jav'ì stu trattament’…!!!
Agn’ ttant’ mi lament’
Agn’ ttant sò cutent’…
Agn’ ttant’ fazz’ lì fèst’, quann’ mi dòn’ nù picc di minèstr’
Agn’ ttant' prov’ a ghiatt’à
Ma nisciùn’ mi sent’…
Ìppur’ mi dumann’, cè agghj’ fatt di tant’ mal’…!!!
Pì mmì mirità stù trattament’!!!
Stà catèn’ jè sèmp chiù pisant’!! jè sèmp chiù cort….
Ì dic’n’ cà sònd’ u meggh’ amìc’ sùv’….!!!!
(traduzione)
La catena….
Di notte e di giorno
D’inverno e d’estate
Piove o non piove
Sono qua…
Legato a questa catena
Sempre più pesante
Sempre più corta
Mi domando cosa ho fatto di male…?!!
Per avere questo trattamento…!!!
Ogni tanto mi lamento
Ogni tanto son contento…
Ogni tanto faccio le feste, quando mi danno un po’ di minestra…
Ogni tanto provo ad’abbaiare…
Ma nessuno mi sente…
Eppure mi domando, che ho fatto di male…!!!
Per meritarmi questo trattamento!!!
Questa catena è sempre più pesante!! Ed è sempre più corta…
E dicono che sono il suo migliore amico….!!!!!
Il cane alla catena: una tortura psicologica.
Viviamo nell’era del computer, di internet e delle comunicazioni satellitari. Viviamo in una società che ci vantiamo di definire civile. Eppure risulta essere un’abitudine ancora purtroppo diffusa quella di legare il cane alla catena.
Una credenza popolare vuole che in questo modo diventi un guardiano migliore, capace di scoraggiare qualsiasi malintenzionato. Non è vero. Si tratta invece di una crudeltà ingiustificata, una vera e propria tortura psicologica, capace di provocare danni irreparabili nel carattere dell’animale.
Se legato, il cane non migliora la sua capacità di fare la guardia ma al contrario può diventare pericoloso, non solo per gli estranei ma anche per il padrone stesso. Viene completamente alterato il suo equilibrio e il suo senso della proprietà per cui, incapace di riconoscere l’amico del nemico, pensa solo a difendere il poco spazio che ha a disposizione, a volte con una esagerata aggressività.
La catena riduce infatti la cosiddetta “distanza critica”, uno spazio vitale superato il quale il cane si sente talmente minacciato da attaccare senza esitazione. Ecco la ragione di alcuni tragici incidenti. Il cane azzanna il padrone e questo si dimostra allibito di fronte al tradimento del proprio animale. In questi casi l’opinione pubblica punta spesso il dito contro il cane, bollandolo con termini tipo “assassino” e “traditore”. Ma la responsabilità non è del cane. Come scrive Desmond Morris, il grande etologo inglese, “Non esistono cani cattivi. Solo cattivi padroni.”
E’ difficile comprendere le torture che un cane subisce quando viene legato. Vive in uno stato di perenne abbattimento, frustrazione e mortificazione. Gli è impossibile, per esempio, soddisfare le esigenze del suo olfatto sviluppatissimo. Al posto del naso il cane ha un vero computer: il suo olfatto è un milione di volte più sviluppato del nostro. E’ in grado di capire addirittura l’umore delle persone dal cambiamento del loro odore. Quando poi un estraneo arriva in casa, il cane si precipita ad annusarlo, in modo da “schedarlo”, come se avesse letto il suo biglietto da visita. Gli odori rappresentano un mondo intero, a noi inaccessibile. Cercare e trovare nuovi odori, è per il cane come per una persona leggere un buon libro: lo arricchisce, stimola la sua intelligenza e la sua capacità di apprendere. Ma legato alla catena tutto questo gli viene negato. Gli odori che si trovano nello spazio a sua disposizione con il tempo diventano talmente familiari da perdere qualsiasi interesse. A pochi metri di distanza ce ne sono di sconosciuti e stimolanti ma è impossibile raggiungerli. Privato così della parte più importante del suo modo di essere, il cane diventa vittima della noia. Ogni diversivo si trasforma in un impellente bisogno. Il cane attende con ansia il momento del pasto, spesso l’unica occasione che ha di vedere il padrone. Mangiare diventa la sua occupazione. Ingrassa e non può smaltire le calorie in eccesso perché non può fare del moto. Spesso si ammala.
C’è anche un’altra cosa da tenere presente. Nessun cane sporca nei pressi dello spazio dove mangia e dorme. E’ un comportamento innato, che il cane impara a seguire fin da cucciolo senza alcun insegnamento. Un cane a catena è invece costretto a sporcare nelle vicinanze della cuccia, andando quindi contro la sua stessa natura. Ma la più grande sofferenza è la mancanza di socialità che il restare alla catena comporta. Per il cane non esiste niente di peggiore. Jeffrey Masson, psicologo e autore di splendidi libri sugli animali, definisce la solitudine “la grande paura del cane”. E’ un animale altamente sociale, che si realizza pienamente solo quando è parte di un gruppo. Per un cane il contatto fisico è vitale. Per lui partecipare alle attività del suo gruppo è come l’aria per respirare. Ma legato alla catena, è escluso, messo da parte. Vede e sente gli altri membri del suo branco, la sua famiglia umana, interagire tra di loro ma lui è immobilizzato lontano. Il suo mondo è completamente distrutto.
Parlo spesso con gente che di abitudine lega il cane. Mi dicono che quel povero animale è il loro più caro amico. Che lo tengono legato perché altrimenti “fa danni in giardino” ma che gli vogliono bene. Affermazioni che fanno cascare le braccia. Ma lo sguardo adorante del cane sembra dar loro ragione.
Diceva bene il premio Nobel Konrad Lorenz quando scrisse: “Il semplice fatto che il mio cane mi ami più di quanto io ami lui è una realtà innegabile, che mi colma sempre di una certa vergogna.”